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"L'onesta monetina da quattro soldi" - 10 aprile 2006


C'era una volta una povera donna che abitava in una misera capanna, lontano lontano dall'abitato. Da mangiare ne aveva pochino, e da far fuoco ancora meno, e così mandò un suo bambino nel bosco a far legna. Quello continuava a saltare e a correre, a correre e a saltare per scaldarsi perché era una fredda e grigia giornata d'autunno, e ogni volta, dopo aver aggiunto un ramo o una radice alla sua fascina, doveva battersi le braccia perché aveva le mani paonazze per il freddo, del colore dei cespi di mirtilli rossi sui quali camminava.
Quando il suo carico fu pronto, tornò a casa passando per un campo di stoppie. Lì vide una pietra bianca e contorta. - Oh, povera vecchia pietra, come sei pallida e bianca, hai certo un freddo da morire! - esclamò il ragazzo, si tolse la giacca e la mise sulla pietra.
Quando arrivò con il suo carico, la madre gli chiese come mai se ne andava in maniche di camicia, con quel freddo autunnale. Lui raccontò allora che aveva visto una vecchia pietra contorta che era pallida e bianca per il freddo: la sua giacca l'aveva data a quella.
- Stupidone, - disse la donna, - e tu credi che le pietre sentano freddo? Ma anche se tremassero di freddo, la carità comincia da se stessi. Ce ne vuole già abbastanza di denaro per procurarti i vestiti, senza bisogno che tu vada a seminarli sulle pietre dei campi -. Detto così, gli ordinò di andare a riprendersi la giacca.
Quando il bambino arrivò dove era la pietra vide che si era un po' rialzata da terra e messa di fianco: - Poveretta, lo hai fatto certamente perché hai la giacca, - disse il ragazzo. Ma quando poi osservò un po' più attentamente la pietra, vide che sotto c'era un cofanetto pieno di rilucenti monete di argento: "Certo sono denari rubati, - pensò il ragazzo. - Nessuno che abbia guadagnato onestamente del denaro lo metterebbe sotto una pietra in mezzo al bosco". Quindi raccolse il cofanetto, lo portò fino a uno stagno lì vicino e vi buttò dentro tutti quei denari. Una monetina da quattro soldi rimase però a galla. - Quella è certamente onesta, perché chi è onesto non va mai a fondo! - disse il ragazzo, e presa la monetina, se ne tornò a casa con la sua giacca.
Raccontò così alla madre quello che gli era accaduto, che la pietra si era voltata, e lui aveva trovato un cofanetto pieno di monete d'argento, ma che le aveva buttate nello stagno perché erano certo state rubate. - Una monetina da quattro soldi però è rimasta a galla, e io l'ho presa, perché quella era onesta, - aggiunse il ragazzo.
- Sei un idiota, - dichiarò la madre fuori di sé dalla rabbia, - se di onesto non ci fosse che quello che rimane a galla, non ci sarebbe certo molta onestà a questo mondo. Ma anche se quei denari fossero stati rubati dieci volte, tu li avevi trovati, e la carità comincia da se stessi. Se tu avessi preso quei denari, avremmo avuto di che vivere felici e contenti per tutta la nostra vita. Ma tu sei uno sciocco, e resterai sempre uno sciocco, e io non voglio più continuare ad affannarmi e a stentare per te. Adesso vattene a guadagnarti da solo il tuo pane.
Così il bambino se ne dovette andare per il vasto mondo, e girò in lungo e in largo in cerca di un lavoro. Dovunque andava però, pensavano che fosse troppo piccolo e troppo debole, e tutti rispondevano che non sapevano cosa farsene di lui. Alla fine andò da un mercante, e lì gli dissero di restare in cucina per aiutare la cuoca portando l'acqua e la legna.
Era già lì da molto tempo, quando un giorno il mercante, dovendo recarsi in un paese straniero, prima di partire chiese a ognuno dei suoi servitori che cosa desiderava che gli portasse. Quando tutti gli ebbero detto che cosa volevano al suo ritorno, venne il turno del ragazzo che portava l'acqua e la legna alla cuoca: lui allora tirò fuori la sua monetina da quattro soldi.
- E che cosa ti devo comprare con questa? - gli chiese il mercante. - Non sarà certo una gran spesa.
- Compra quello che sarà possibile; è una monetina onesta, di questo sono sicuro, - rispose il ragazzo.
Il padrone promise, e poi s'imbarcò.
Scaricate le sue merci e caricatene delle nuove, il mercante comprò quello che aveva promesso ai suoi servitori e poi tornò verso la nave per levare l'ancora. Solo in quel momento gli venne in mente che il ragazzo di cucina gli aveva dato una monetina da quattro soldi per comprarci qualcosa. "Dovrò ora tornare fin su in città per questa monetina? Non si hanno che delle seccature quando ci si occupa di gente come quella", pensò il mercante.
In quel momento passò di lì una vecchia con un sacco sulle spalle.
- Che cosa hai nel sacco, nonnina? - chiese il commerciante.
- Oh, ho solo un gatto, non ho più denaro per dargli da mangiare, e così ho pensato bene di gettarlo in mare per liberarmene, - rispose la vecchia.
"Il ragazzo mi ha detto di comprargli quel che potevo con una monetina da quattro soldi", disse fra sé e sé il mercante, e così domandò alla vecchia se non voleva avere quattro soldi in cambio del gatto.
La vecchia non se lo fece dire due volte, e il patto fu subito concluso.
Il mercante aveva già navigato per un po' quando gli si scatenò contro una terribile tempesta, una bufera senza uguale, e lui si sentì trasportato avanti avanti, senza sapere dove.
Alla fine arrivò in un paese dove non era mai stato prima, e salì in città. Nella locanda dove entrò c'era la tavola apparecchiata, con una verga pronta accanto a ogni coperto. Al mercante la cosa sembrò molto strana, perché non riusciva a capire a cosa servissero tutte quelle verghe, ma si sedé lo stesso, pensando che avrebbe guardato che cosa ne facevano gli altri, per poi imitarli.
Appena servito il pranzo, vide subito a che cosa servivano le verghe: i topi si precipitarono a migliaia, e tutti i commensali dovettero afferrare una verga e difendersi facendola roteare intorno: non si sentivano che sibili, uno più forte dell'altro. Ogni tanto i commensali si davano per sbaglio una vergata in faccia, e allora dovevano fermarsi un momento per chiedersi vicendevolmente scusa.
- È una bella faticata mangiare in questo paese! - esclamò il mercante. - Ma si può sapere perché qui la gente non tiene dei gatti?
- Gatti? - ripeterono in tono interrogativo: nessuno sapeva cosa fossero.
Allora il mercante fece portar lì il gatto che aveva comprato per il garzone di cucina e, una volta deposto sulla tavola, quello fece scappare i topi: a ricordo d'uomo la gente non aveva mai mangiato con tanta tranquillità. Allora pregarono e scongiurarono il mercante di cedere loro il suo gatto. Prega e riprega, alla fine promise di lasciarlo lì, ma in cambio voleva cento talleri; glieli diedero, e anche con tanti ringraziamenti.
Il mercante levò poi l'ancora un'altra volta, ma non era ancora arrivato in alto mare che vide il gatto sull'albero maestro. Subito dopo si scatenò nuovamente una tempesta tremenda, ancora più violenta della prima, e lui avanzò e avanzò con la nave sino a che giunse in un luogo dove non era mai stato prima.
Salì ancora una volta in città e ancora una volta vide nella locanda la tavola apparecchiata con delle verghe vicino a ogni coperto, ma erano verghe molto più grandi e molto più lunghe delle prime. E ce n'era proprio bisogno, perché lì c'erano ancora più topi, e tutti grossi il doppio di quelli di prima.
Così vendé di nuovo il suo gatto, e questa volta gli diedero duecento talleri, senza tirare sul prezzo.
Levò poi l'ancora, e si trovava già da un po' in alto mare, quando vide di nuovo il gatto sull'albero maestro: subito ricominciò la tempesta, e a forza di esser spinto qua e là arrivò anche questa volta in un paese dove non era mai stato.
Andò, come al solito, su alla locanda, e anche lì la tavola era apparecchiata con verghe, ma ogni verga era lunga quasi due metri e grossa come un manico di scopa, e la gente gli disse che per loro non c'era niente di peggio che doversi mettere a sedere per mangiare, perché grossi topi ributtanti accorrevano a migliaia e loro facevano una gran fatica per riuscire ogni tanto a mettersi qualcosa in bocca, tanto difficile era tener lontani i topi. Il gatto fu allora nuovamente portato alla locanda e la gente poté mangiare in pace. Tutti si misero a pregare e a scongiurare il mercante di vender loro il gatto, a ogni costo, e lui per un pezzo disse di no, poi alla fine promise di cederlo per trecento talleri. Quelli glieli diedero subito, con l'aggiunta di molti ringraziamenti e benedizioni sopra il conto.
Una volta in alto mare, il mercante pensò a quanto il ragazzo aveva guadagnato con i quattro soldi che gli aveva dato da spendere.
"Certo che un po' di denaro dovrò proprio darglielo, - pensò tra sé, - ma non tutto. Il merito di aver comprato il gatto è mio, e la carità comincia da se stessi".
Mentre il mercante faceva queste considerazioni, scoppiò una furiosa tempesta, così che tutti pensarono che la nave sarebbe andata a fondo. Il mercante si rese allora conto che non c'era altro da fare che promettere di consegnare tutto il denaro al ragazzo. Non aveva ancora finito di formulare questa promessa che il tempo si mise nuovamente al bello, e poté arrivare fino a casa col vento in poppa. Una volta sceso a terra diede al ragazzo i seicento talleri, e sua figlia sopra il conto, perché adesso il garzone di cucina era ricco come lui, e da allora in poi il ragazzo visse felice e soddisfatto. Prese con sé la madre e la trattò molto bene, - perché io non credo che la carità cominci da se stessi, - dichiarò.


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Indice

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"Il compagno di viaggio"
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"Ceneraccio che riuscì a farsi dare del bugiardo dalla principessa"
02 giu '08


"L'onesta monetina da quattro soldi"
10 apr '06


"Ceneraccio che rubò le anatre d'argento del troll"
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"Mariti stupidi e mogli terribili"
15 ott '03


"Ceneraccio e i suoi bravi aiutanti"
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"Va sempre bene a quelli che piacciono alle donne"
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"Volpe Rossa e Ceneraccio"
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