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28 Marzo 2009
La scuola Lene
Fonte : Dagbladet
Traduzione in italiano a cura dello Staff di lene.it

Dopo aver venduto 2.3 milioni di album, Lene Marlin ritiene di avere il diritto di essere difficile.


DOV'E' ANDATO a finire il buon umore? Era un affollato giovedì pomeriggio in Storgata a Oslo, e un taxi si faceva strada con decisione nel traffico. Sul sedile posteriore, Lene Marlin. In grembo un'ampia borsa, e nella mano un sacchetto. Non parlava. Per due ore era stata felice come un usignolo, certo tra qualche sfogo, ma nel complesso felice. Ora d'improvviso quel broncio. E' questa la pop star difficile? la Lene Marlin impegnativa?

- Ma va?, disse fugace e indifferente.

- Mmh, disse quasi impercettibile.

- Ora hai di nuovo quell'aria seccata?

- Sì, ora, ora voglio solo concentrarmi.

I tergicristalli stridevano contro il parabrezza. Lene Marlin fissava assente il vuoto. C'era tempo per uno spuntino?

Ritorniamo a quando la situazione era conviviale. Per esempio, quando Lene Marlin entrò guardinga (sì, precisamente) nel Café Lompa, zona est di Oslo. Aveva scelto lei quel posto. Incontrarla a casa nel suo appartamento era fuori da ogni discussione. Insieme al fidanzato "Corey" a Londra? Neanche per sogno! No, doveva essere il Lompa, ed eccola quindi che posa per terra la sua chitarra. Indossa una giacca marrone, un maglione marrone, stivaletti marroni, e jeans stretti con le lettere L-U-X-U-R-Y sul di dietro.

- Adesso sono davvero su di giri, dice Lene Marlin.

- Sono molto...

Tiene le braccia per aria, schioccando le dita. Lunedì uscirà il suo quarto album, le attese sono alle stelle.

- Lo so che quando molti pensano a me, pensano in un'ottica internazionale. Però per me è tutto qui in Norvegia, dove ho registrato l'album e dove lo sto pubblicando. Quando sento la casa discografica che parla dell'estero, faccio lalalalala, dice coprendosi le orecchie.

- Non ne vuoi sentire parlare?

- No, preferisco godermi quello che alla fine capiterà.

- Per via della pressione, le aspettative?

- Sì e no. In genere dico che il mio primo album è "il fidanzato che i genitori non dimenticano mai", no? Perché i genitori mettono sempre a confronto il tuo ultimo fidanzato con il primo, fanno "Sì, eh, ma quello con cui uscivi dieci anni fa era...", capisci? E' col mio primo album che tutti faranno sempre i confronti.

- Forse dovrai imparare a convivere con questa cosa.

- Sì, lo so. Comunque, se tutto deve essere messo a confronto con il primo album, allora meglio che smetta. Che mi trovi qualcos'altro da fare. Perché mi sa che non ricapiterà mai più.


SONO PASSATI DIECI anni da quando Lene Marlin si scontrò con la barriera del suono internazionale. Il primo album vendette 1.6 milioni di copie.

- Ho pensato molto a come poter riassumere questi dieci anni, dice mentre si toglie la sciarpa.

- Ci sono state così tante sensazioni, così tanti alti e bassi, tante risate e pianti, grida e gioie, dice prima di prendere fiato:

- La cosa bella di crescere è che ora riesco a guardarle in un altro modo. Mi dico "Mio Dio, che disegno, che delirio". Ora sono diventata più brava a ricordarmi cosa era bello.

Non tutto era bello, naturalmente. In modo imprevisto e brutale, la 19enne Lene da Tromsø fu scaraventata in una spietata giostra pop commerciale. Si svegliava in Belgio, pranzava in Germania, e si coricava in Svezia. E poi Taiwan, stanze d'albergo, Giappone, aeroporti, spettacoli TV, interviste, Italia, concerti, i guadagni, una giostra impazzita.

Finché un giorno sbandò e finì per schiantarsi contro un'oscurità esistenziale.

Lene Marlin stette via per tre anni e 185 giorni.

- Ti ricordi quando realizzasti "No, così non può andare avanti"?

- Sì, dice prendendo fiato.

- Ero a Taiwan. C'è questo momento che dice tutto. Chiaramente. C'erano stati molti segnali prima, ma lì raggiunsi il limite. Arrivavo da, boh diciamo dalla Corea. Non lo so, ma facciamo Corea. Stavo male da giorni per un'intossicazione alimentare, avevo la febbre e insomma non stavo al meglio. E non era neanche agli inizi, per cui è stato triste. Atterrai all'aeroporto di Taipei, e come misi piede fuori dall'aereo, mi ritrovai in faccia cinque telecamere. Ero impreparata, c'era tutta quella ressa, spintoni da tutte le parti, e fu -

Prende fiato rapidamente.

- Come se il respiro mi si fosse fermato. Avevo un orsacchiotto, che avevo ricevuto da qualcuno, e lo tenevo davanti alla faccia, e mi feci strada verso l'esterno tra tutti quei pazzi, mentre sentivo che mi stava venendo da piangere. Arrivai fuori, Dio solo sa dopo quanto tempo, entrai in macchina e li sì aprirono le cateratte. Piangevo come una fontana, picchiavo sul sedile e gridavo "voglio andare via da qui, portatemi via". Un vero e proprio attacco di panico.

- E poi passò?

- Poi mi dissero che potevo riposare due ore in albergo. E dopo ricominciammo.


DUE MESI DOPO la crisi di Taipei, era davvero finita. Dopo i premi Spelleman per il 1999, dove vinse come artista dell'anno, artista emergente, artista femminile, e miglior canzone, Lene Marlin scomparve. In alcune interviste precedenti, aveva dichiarato:

"Puoi passare una soglia, due soglie, ma..."

- "se passi la terza soglia, poi la strada diventa lunghissima". E così fu, disse.

Molti hanno sviluppato a posteriori la tesi che Lene Marlin divenne vittima delle forze di mercato.

- Mmm, dice con decisione.

- Daresti la colpa a qualcuno?

- Sai cosa? Cerco di pensarci il meno possibile, davvero. Perché poi penso che diventerei...

Si ferma, e riparte daccapo.

- Avevo 19 anni, e fui sradicata da quella realtà sicura, via dalla scuola, via dagli amici, dalla famiglia, e "bon, qui ci sono i biglietti aerei per i prossimi tre mesi: vai!".

Cominciarono degli asprissimi contrasti, e in quel caso devi confidare che chi si prende cura di te sia capace di assumersi quella responsabilità. Ci sono stati degli anni dopo il primo disco, che... No, non voglio lasciare spazio a questo cose nella mia testa spensierata. Ma, ci sono tanti che avrebbero dovuto... mmm...

- Sentirsi in colpa?

- Che avrebbero dovuto prestare più cuore. Ce ne sono. Davvero.

E quindi, cosa fece quando sparì? Sì, prima di tutto dormì.

- Stavo stesa nel mio appartamento e dormivo, per un tempo che mi sembrò mesi.

- Quanto tempo?

- Tanto! Non lo so. C'era solo riposo, calma, buio. Non volevo più avere a che fare con la musica. Ne ero così nauseata che non sopportavo neanche la vista di una chitarra, e soffrivo per aver perso quello che mi aveva dato tanta gioia. Ancora oggi ci sono alcune cose di cui non riesco a ridere. Cose di cui non riesco a pensare "OK, questo era allora, oggi ho 28 anni, la vita continua". Ho tanti buchi neri nei miei ricordi, e così dovrebbe essere.


NEL NUOVO ALBUM, la prima traccia si intitola "Everything's Good": possiamo prenderla come una testimonianza che le cose vanno bene?

- No, no. Il motivo per cui è all'inizio è che mi rappresenta. C'è la chitarra, il violino, un'atmosfera accogliente. L'ordine dei brani in un disco è importantissimo, c'ho speso non so quanto tempo per deciderlo. E' un po' partire col piede giusto, perché è positiva e sorprdendentemente gioiosa considerando che si tratta di me.

- Ci sono degli accordi in minore?

- Ci sono sempre degli accordi in minore.

- Ma te la stai passando bene?

- Sì, sì. Tutto questo album mi piace, e mi piace tutto quello che lo sta accompagnando. Non c'è nulla di scontato in questo settore, e quando vedo che il singolo è già stato ascoltato 20.000 volte su Myspace, divento felicissima. Molti la prendono come una cosa normale da parte mia, ma io no, affatto. Sono felicissima di tutti i contatti e le opinioni sulla rete, e poi sono felice perchè mi piace il fatto di esserne felice.

- Ti senti un po' insicura nel profondo?

Certo che sì! Fa una paura spaventosa presentare qualcosa che è stata solo mia così a lungo. Ora gente che non ha mai convissuto con questa musica d'un tratto la giudicherà! Aiuto! Pericolo! Uff. Ecco perché è così meraviglioso sperimentare la gioia autentica delle piccole cose. Godersele man mano, ecco il succo. Vivere il momento. L'obiettivo non è pubblicare l'album, ma la strada per arrivarci.

Tra quelli che hanno lasciato le loro impressioni sulla rete ci sono Zuzzy, Danies, Marko, DarKlaus, Pegasus e Luke.

- Li conosci?

- Hanno a che fare col mio fanclub italiano, per caso?

In Italia c'è il fanclub di Lene Marlin più attivo e paziente dell'universo. tutto quello che Lene dice e fa finisce sulla loro homepage. Presto ci finirà anche questa intervista.

- Ai miei amici dico sempre che se vogliono sapere dove sono o dove sto andando, andate su www.lene.it. Sono incredibili, mi seguono sempre, e li incontro ovunque. Erano a Sokndal quando ho suonato lì, erano a Karlstad, e quando ho suonato al Døgnvill festival a Tromsø, Dio santo sono venuti anche lì. Non ho idea di quante foto ho fatto con loro.

- Immagino ci sia un rovescio della medaglia ad avere dei fan così attaccati.

- No, sai? Hanno una dedizione pazzesca, ma senza invadenza. Tengono le giuste distanze, con educazione. Sono molto, molto educati e questo rende molto più facile relazionarsi con loro.

- Hai anche dei fan che non mostrano lo stesso rispetto?

- I primi tempi leggevo tutte le lettere che ricevevo, ma oggi no. Uno della casa discografica mi disse: "Sei fortunata che non leggi tutte le lettere che ricevi. Mi sa che ti spaventeresti." E io risposi "allora meglio così, e non parliamone più". Non tutto è così confortevole, in realtà.


NEL MONDO DELLA musica girano queste voci di una Lene Marlin difficile e impegnativa.

- In effetti si può dire che io sia un po'... eh... che, eh...

- Impegnativa?

Sì, e lo sono. Ho dovuto confrontarmi con il fatto che sono un tipo difficile. Ho molte opinioni in generale e su quello che faccio, e mi piace che anche la gente che mi circonda sappia quello che fa, Mi stancano le persone scintillanti e basta.

- In che senso sei impegnativa?

- All'inizio dicevo sempre sì, sì, sì, e pensavo: "Mi sa che devo far tutto". Ora voglio sapere cosa succede. Anziché essere una palla che rotola di qua e di là voglio sentire la terra sotto i piedi. Se c'è qualcosa su cui non sono d'accordo, dico: "Ho capito, ti sento, ma non lo voglio fare. E non lo faccio!" Funziona alla grande, a patto di essere chiara e sincera. E una cosa di cui tutti quelli che lavorano con me non si devono preoccupare è che perlomeno sono sincera, e non perdiamo tempo.

- Ora hai quell'aria seccata?

- Ma, questo è il mio quarto album, e ho venduto più di due milioni di dischi. Per forza che poi arrivi a pretendere un po'. Perché alla fine, dice battendo con l'indice sul tavolo,

- Alla fine là fuori ci sto io, da sola. E' il mio nome che si prende tutto il tormento. La gente dirà anche che sono difficile e impegnativa, ma la sai una cosa? Io sopravviverò in questo settore.

Dieci anni, quattro album. Per una giovane artista pop in un mondo ipercommerciale, non è un gran ritmo.

- Mi riservo di impegnare il tempo che mi serve. Posso aspettare finché non sento che adesso, adesso ho voglia di fare un nuovo disco. Posso avere coscienza di cosa voglio fare.

- Sei economicamente una privilegiata?

- Mmm. Sì, lo sono.

- Però la domanda è: cosa caspita fai quando non pubblichi dischi?

- No, cosa faccio? Scrivo, penso, leggo...

- Ma, com'è una giornata tipo nella tua vita?

- No, mi è impossibile rispondere.

- Per noi che lavoriamo otto ore al giorno può sembrare inquetante avere tutto questo tempo libero.

- Sì, ma impazzisco se non ho niente da fare. Non devo esagerare, se no poi non riesco a concludere nulla. Raramente riesco a combinare qualcosa prima delle undici di mattina, ma poi scrivo canzoni o brevi storie, o mi dedico alla fotografia. Nelle ultime settimane ho fatto un po' la businesswoman, perché bisogna saper fare anche quello. Rispondere alle mail, prendere decisioni, quel genere di cose.

- Non ti annoi?

- Quasi mai. Non penso di avere quel gene. Però sono quel genere di persona che crede che rilassarsi non sia una perdita di tempo.

- Cosa fai con tutti i soldi che guadagni?

- In realtà sono spaventosamente parsimoniosa. Penso al futuro, e che i soldi che ho mi devono durare. Non penso che mi verdete mai in una Lamborghini o su uno yacth. Non ho mai volato in prima classe, per esempio. Quello per cui spendo sono i viaggi e i pasti.


ORA ANDREMO A buttarci in un'approfondita analisi dei testi, perché se c'è una cosa che a Lene Marlin non piace, è quando le gente cerca di spiegare i suoi testi.

Ad ogni modo, se torniamo al già menzionato testo di "Everything's Good", Lene canta: "You kiss my lips then say goodnight You take my hand, turn off the light I hear you breathe I love that sound I feel so safe with you around".

- Quando sento questo, penso subito a lui che sta a Londra...

Lene scoppia in una lunga (anche un po' troppo) risata.

- Come dico sempre...

- Lo so cosa dici sempre, ma...

- Ascolta cosa ti dico adesso, dice riprendendo a battere l'indice sul tavolo. Parla di eventi specifici, di eventi generici, che spesso si combinano in nuove situazioni. Parla di quando era seduta in un bar a New York a guardare la gente, e di come le storie cominciano a formarlesi in testa. Poi parliamo di analisi dei testi, che dovrebbe essere abolita all'istante dal programma delle superiori.

- Non voglio interpretare i testi per conto di chi li sta ascoltando. E se ogni verso dovesse essere su di me, non me la sarei sentita di pubblicare un album.

Detto tutto ciò, consentiteci di aggiungere che è stata una vero e proprio scoop quando si scoprì che la molto riservata Lene Marlin d'un tratto stava insieme al molto riservato "Corey", alias Kåre Conradi.

- Sei d'accordo che è una cosa grossa?

- Una cosa grossa, sì. Mmm. Siamo due nomi famosi, sapevamo che non potevamo nasconderci a lungo.

- Come vi siete incontrati?

- Ovviamente a questa non rispondo, hehe. No, quello che posso dire... E' il mio fidanzato, e con lui sto bene. Le cose vanno bene. Mmm. Hehe. Sono una persona molto riservata. Altre domande?

- No, non proprio, tranne come vi siete conosciuti. Magari vi conoscevate da molto tempo?

- No, no. Ci conosciamo di fama, poi ci incontriamo, e notiamo entrambi che c'è qualcosa nell'aria. Le persone a me vicine sono scoppiate a ridere quando l'hanno scoperto: "In nome di Dio, ma che caspita fai? Ma è uno scherzo?" Però queste cose non le controlli. Almeno, non è così che sono fatta io. Ed è così che è andata.


LENE MARLIN deve andare in sala prove. Chiama un taxi, e solo allora nota di non aver mangiato, e ci dirigiamo verso un posto dove comprerà un'insalata di pollo. E' a questo punto che comincia a mostrare quel broncio. La conversazione rallenta. Le sue risposte sono brevi e sfuggenti. I tergicristalli stridono sul parabrezza, e l'imbarazzo è palpabile quando due sconosciuti si trovano entrambi sul sedile posteriore senza dire una parola.

Alla fine il taxi si ferma fuori alcuni palazzi presso il fiume Akerselva. Lene Marlin, chitarra in spalla, sparisce in uno di questi palazzi. Passa una falegnameria, giù per una scalinata metallica. C'è polvere ovunque. Pannelli di cartongesso, plastiche, vetroresina, malte, e alla fine giù nello studio ci sono i musicisti che la aspettano. Lene Marlin li saluta, sprofonda in una poltrona, prende l'insalata di pollo dal sacchetto, e mangia in silenzio. Lentamente, si rilassa di nuovo. Comincia a parlare di vaggi, tour, e guidatori spericolati. E' stata a Parigi 10-15 volte, e tutto quello che ha visto è stata la torre Eiffel.

- Ho corso come una matta per cinque minuti. Ma almeno alla fine l'ho vista.

- Ora sei di nuovo allegra?

- Come?

- Avevi quel broncio poco fa...

- Era un calo di zuccheri, dice.

- Dico sempre ai miei colleghi: se divento acida e noiosa, devono ricordarmi di mettere qualcosa sotto i denti.

- Non te la prendi?

- No, se intuiscono che ho davvero bisogno di uno spuntino, non mi offendo.

 
 


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