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27 Settembre 2003
Lene, favola pop moderna
Fonte : quotidiano L'Arena
È uscito il secondo album della norvegese Marlin

Verona. Pensate a una ragazza norvegese, da poco maggiorenne, che pubblica un disco di canzoni scritte in casa e in meno di un mese passa da autentica sconosciuta a pop star di livello mondiale. Nel 1999 Lene Marlin ha fatto centro con l'album «Playing my game» ma dopo una serie di singoli e le apparizioni in tv, è piombatà nel silenzio. Già finita, pensava qualcuno; e invece eccola qua, nella top ten delle classifiche italiane (e non solo) con il singolo «You weren't there», antipasto dell'album «Another day», presentato alla finale del Festivalbar all'Arena di Verona. Nel mondo del pop, un così largo margine di tempo tra un disco e l'altro può essere fatale. «Lo so che è passato molto tempo da mio primo album», dice. «Sono cresciuta, e credo che le canzoni siano diverse. E poi, ad essere sincera, adesso so un po' di più come funziona il business. E so cosa aspettarmi. D'altronde tutta la mia vicenda è davvero strana: la mia vita è cambiata dalla mattina alla sera. Da ragazzina anonima di una città norvegese mi sono trovata a vendere un pacco di dischi, a girare il mondo, incontrando gente e ricevendo attenzioni dai media».
La storia di Lene, un volto angelico su un corpo morbido, ben si presta ad essere raccontata dai giornali come la scalata al successo della ragazzina venuta dal nulla.
«La cosa peggiore è quando certi mass media sono interessati solo ai pettegolezzi sul tuo conto», aggiunge con una smorfia di disgusto. «Ti accorgi di essere seguita dai paparazzi ed è una cosa a cui non riesci ad abituarti. C'è gente che si nasconde nella tua macchina o tra i cespugli del tuo giardino. Si perde un po' di libertà».
Lasciamo perdere i pettegolezzi e partiamo dall'inizio, da un regalo di Natale: una chitarra.
«Ho cominciato a scrivere canzoni che avevo 14 anni. A quell'età, ma anche prima, le ragazze tengono un diario o scrivono poesie. Scrivere canzoni era il mio modo per esprimermi. Avevo lì una chitarra e ho messo giù delle canzoni. Tutto il resto, poi, mi è ancora incomprensibile. Il mio primo album doveva essere pubblicato solo in Norvegia. Che bello, pensavo; lo compreranno i miei amici, i miei genitori e i parenti. E poi non ho capito più nulla: lo volevano tutte le altre nazioni e non riuscivo a comprenderne il motivo: perché proprio io?».
Curioso. Lene non ha mai sognato di diventare una stella della pop music («La mia ambizione non è mai stata quella») e se guardiamo più a fondo le canzoni del suo primo album, più in profondità rispetto alla melodia accattivante e i videoclip trasmessi a tutte le ore, ci si rende conto che lei è molto vicina ad artisti tipo David Gray, la prima Jewel e Alanis Morissette, piuttosto che Britney Spears.
«Per me era una gran cosa comporre un album e basta. Se penso che un milione e 700 mila persone lo hanno comprato, bhe? è davvero incredibile. L'anno scorso non ero sicura di pubblicare un altro disco. Dovevo ritrovare un'altra volta il piacere di scrivere canzoni. Dopo l'uscita di "Playing my game", continuavo a viaggiare. Non avevo neanche il tempo di star seduta con la chitarra, a comporre canzoni».
Quando c'è riuscita, ha realizzato «Another day». E ora come andrà?
«Non so se avrà il successo del precedente. Comunque amo la musica. Ma nella vita non è tutto».

Giulio Brusati

 
 


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